Exposing the Myth of the Germ Theory
di Arthur M. Baker
Avevo già fatto anni fa un articolo sulla Teoria dei Germi, ma non ho resistito dal pubblicare anche questo di Arthur M. Baker perché è davvero un bellissimo articolo, sia per chiarezza che per completezza. E' diviso in due parti: le prime 6 pagine su 10, che non fanno parte della traduzione presentata, parlano del plagio della Teoria dei Germi da parte di Pasteur, della tardiva ammissione da parte sua che la teoria era sbagliata, e dell'adozione di tale teoria da parte del cartello medico-farmaceutico che ormai aveva fondato le sue strutture basandosi su quella teoria e che pertanto bisognava accettarla dogmaticamente come vera.
Viene poi spiegato il ruolo simbiotico dei batteri e del loro lavoro di pulizia, di "purga fisiologica", che non creano la morte della materia organica su cui operano ma sono parte del processo della malattia, non la causa. I germi proliferano se c'è materiale patologico di cui nutrirsi.
Arnold Ehret lo aveva intuito già nel 1911 e aveva dichiarato come falsa la teoria dei germi.
L'articolo continua dicendo che i germi mutano a seconda del tipo di scorie che trovano per meglio eseguire il loro lavoro di smaltimento. E' interessante dove si parla del modo in cui il corpo gestisce la proliferazione batterica e come si difende per mezzo dell'emissione di muco, il comune raffreddore, come anche magistralmente spiegato nel libro Il Sistema di Guarigione della Dieta Senza Muco di Arnold Ehret.
La prima parte si conclude con questo paragrafo:
Quindi, se la salute è la migliore protezione contro la malattia, perché non promuovere
la salute educando la popolazione sui requisiti della salute
secondo il suo mandato biologico? Perché non creare un vero e proprio sistema di "cura della salute"
invece del prevalente sistema di "cura della malattia " che
esiste attualmente? Dobbiamo promuovere la salute vivendo secondo
quei fattori sui quali la salute viene generata.
Chi volesse avere l'intero articolo in lingua originale (inglese) può scaricarlo da qui:
Exposing the Myth of the Germ Theory
Quella che segue è la seconda parte, le ultime 4 pagine del documento originale tradotte in italiano da Gianluca Freda
Svelato il Mito della Teoria dei Germi
di Arthur M. Baker
Estratto da Exposing the Myth of the Germ Theory – a cura del College of
Practical Homeopathy, 2005
Traduzione di Gianluca Freda
[…] In origine la parola “virus” significava veleno e il termine “virulento”
voleva dire velenoso. Oggi intendiamo per virus una entità submicroscopica e
“virulento”, in generale, significa contagioso. La medicina moderna utilizza il
termine “virus” per indicare una microscopica forma di vita capace di infettare
le cellule e a cui viene pertanto attribuita la responsabilità di molte delle
nostre malattie.
Nell’immaginario popolare, il virus è una forma di vita in grado di parassitare
ogni altra forma di vita, inclusi gli animali, le piante e i saprofiti (funghi
e batteri).
Nella descrizione delle infezioni virali, ai virus vengono attribuiti
comportamenti quali “iniettarsi”, “incubare”, “essere in latenza”, “invadere”,
avere uno “stadio attivo”, “impadronirsi”, “riattivarsi”, “mascherarsi”,
“infettare”, “assediare” ed essere “devastanti” e “mortali”.
La teoria medica convenzionale sostiene che i virus nascono da cellule morte
che essi stessi hanno infettato. Il virus “si inietta” nella cellula e le
“ordina” di riprodurlo, fino al momento in cui la cellula esplode per lo
sforzo. I virus sono a questo punto liberi di cercare altre cellule in cui
ripetere il processo, infettando così l’intero organismo.
Tuttavia i virologi ammettono che i virus, pur avendo natura peculiarmente
organica, non possiedono metabolismo, non possono essere replicati in
laboratorio, non possiedono alcuna caratteristica degli esseri viventi e, in
realtà, non sono mai stati osservati vivi!!
I “virus vivi” sono sempre morti
Il termine “virus vivo” indica semplicemente quei virus creati dalla coltura di
tessuti viventi in vitro (cioè in laboratorio), dai quali si possono ottenere
trilioni di virus. Ma proprio qui sta il punto: anche se alcune colture da
laboratorio vengono tenute vive, nel corso del processo si verifica un
massiccio ricambio cellulare ed è dalle cellule morenti che vengono ottenuti i
“virus”. Essi sono comunque morti o inattivi, poiché non possiedono né
metabolismo né vita e non sono altro che molecole di DNA e proteine.
I virus contengono acido nucleico e proteine, ma mancano di enzimi e non
possiedono una vita propria poiché mancano dei prerequisiti fondamentali della
vita, e cioè dei meccanismi di controllo metabolico (che perfino i batteri
“inferiori” possiedono). Il Guyton’s Medical Textbook riconosce che i virus non
hanno nessun sistema riproduttivo, nessuna capacità di locomozione, nessun
metabolismo e non possono essere riprodotti in vitro come entità viventi.
Il legame con i mitocondri
Poiché i “virus” non sono vivi, essi non possono agire in nessuno dei modi che
vengono loro attribuiti dalle autorità mediche, tranne che come unità
funzionali del nostro normale materiale genetico all’interno del nucleo
cellulare o del nucleo mitocondriale interno alla cellula.
I mitocondri sono organismi viventi, uno dei molti diversi organelli (piccoli
organi) presenti all’interno delle cellule del nostro corpo. I mitocondri hanno
grosso modo la dimensione dei batteri e sia gli uni che gli altri possiedono un
proprio DNA e un proprio metabolismo.
I mitocondri metabolizzano glucosio ricavandone molecole di ATP, che sono
energia pronta per l’uso a cui il corpo può attingere quando ce n’è bisogno.
Cosa ha a che fare questo con i “virus” in quanto tali? Tutto, come capirete
fra un momento.
Chiunque abbia studiato citologia (struttura delle cellule) sa bene che la
stragrande maggioranza delle forme di vita presenti all’interno della cellula è
rappresentata dai mitocondri, i creatori della nostra energia.
I semplici protozoi monocellulari possiedono al proprio interno fino a mezzo
milione di mitocondri. Le cellule umane ne hanno meno: dalle poche centinaia
presenti nelle cellule sanguigne ai 30.000 e più delle cellule dei tessuti
muscolari maggiori. Poiché l’intero corpo umano possiede dai 75 ai 100 trilioni
di cellule, ciascuna delle quali contiene, mediamente, migliaia di mitocondri,
devono esserci quadrilioni o quintilioni di mitocondri all’interno del nostro
sistema.
Quando una cellula muore, essa viene rimpiazzata da una cellula figlia nata dal
processo della mitosi, mentre la cellula esausta viene disintegrata dai
lisosomi, i potenti enzimi intracellulari autodistruggenti e autodigerenti, che
frammentano i componenti cellulari in particelle ultra-minute affinché il corpo
possa prontamente riciclarle o espellerle come scarti.
Ogni giorno, da 300 milioni fino a oltre mezzo trilione di cellule del nostro
corpo muoiono (a seconda del nostro livello di tossicità) e ognuna di esse
contiene in media dai 5.000 ai 20.000 mitocondri. Quando le cellule muoiono
esse vengono autodistrutte dai loro stessi lisosomi, ma i nuclei e i genomi dei
mitocondri sono protetti assai meglio rispetto ad altri organelli e protoplasmi
cellulari e spesso non si decompongono completamente.
Genomi e nuclei sono microscopici contenitori di informazioni genetiche,
consistenti in DNA o RNA che agisce come centro di controllo e immagazzinamento
del “progetto” stesso della cellula. In quanto tali essi sono per i mitocondri
e le cellule ciò che il cervello è per il nostro corpo. Ogni cellula e ogni
mitocondrio contengono questo materiale genetico che è la zona più protetta
della cellula (grazie alla sua guaina proteica a doppi lipidi), proprio come il
nostro sistema nervoso è la parte più vitale e protetta della nostra fisiologia
(grazie alla colonna vertebrale e al cranio). Alla morte della cellula i
mitocondri vengono frammentati dai lisosomi, ma non sempre in modo completo, a
causa della loro doppia membrana protettiva. Ed è qui che la spiegazione
diventa interessante.
Secondo il Guyton’s Textbook of Medical Physiology un virus può definirsi come
una parte minuta di materiale genetico (detto genoma) le cui dimensioni
equivalgono a circa un miliardesimo di quelle della cellula. Il genoma è
circondato da una protettura detta capside che è di solito una guaina proteica
a doppi lipidi ed è composta di due membrane (quasi identiche alla membrana
cellulare) che, per inciso, rappresentano l’ossatura stessa del nucleo
mitocondriale.
Le foto dei “virus” scattate col microscopio elettronico mostrano che le loro
membrane sono irregolari e frastagliate, a volte semplici porzioni di uno
strato, a volte di uno strato e di parte del secondo, il che concorda con
l’azione autodigerente dei lisosomi, nel momento in cui il loro lavoro di
frammentazione delle scorie cellulari è ancora parziale e incompleto. Pertanto,
questa descrizione di un “virus” è virtualmente identica a quella di ciò che
resta dei genomi dei mitocondri cellulari.
In breve, i virus sono resti di materiale vivente e alcuni testi di fisiologia
ipotizzano che essi siano il residuo di cellule esauste. I lisosomi che
disintegrano la cellula morta a volte non riescono a frammentare questi
“virus”, circondati dalla membrana protettiva a doppi lipidi.
E’ sorprendente che i ricercatori non riescano a riconoscere questi corpi per
ciò che sono in realtà: generico materiale mitocondriale esausto, soprattutto
frammenti di DNA e RNA.
I “virus” non sono microrganismi
Anche se le autorità mediche attribuiscono erroneamente a questi inerti residui
cellulari il carattere della vita e della malignità, i microbiologi riconoscono
che i virus sono in realtà frammenti morti di DNA rivestiti di una membrana
lipido-proteica, pur non riuscendo a comprendere la loro origine.
In realtà i genomi sono meccanismi di controllo, ma non microrganismi come
l’establishment medico vorrebbe farci credere, e questi cosiddetti “virus” non
sono altro che frammenti senza vita di generico materiale mitocondriale. Per
questo motivo i virus non possono provocare malattie, a meno che non si
accumulino come impurità che inquinino le cellule, i tessuti e la circolazione
nel corso del ricambio cellulare.
I virus sono quindi genomi morti, provenienti da cellule disintegrate, la cui
membrana cellulare non è stata completamente frammentata dai lisosomi. I genomi
non presentano alcuna caratteristica di vita e sono semplici particelle di
materiale acido nucleico, di norma riciclati attraverso la fagocitosi o espulsi
come scorie.
Le fotografie dei presunti virus che “si iniettano” all’interno della cellula
mostrano in realtà la cellula che letteralmente inghiotte il virus o scoria
proteinacea. Si forma allora un’incavatura, detta invaginario, e il materiale
organico viene circondato dalla sostanza cellulare che poi si richiude,
formando uno “stomaco” improvvisato, in cui il virus scompare. Lo “stomaco” si
riempie allora di potenti enzimi lisosomici che digeriscono il materiale
organico, frammentandolo in amminoacidi o acidi grassi per il riciclaggio o
l’eliminazione.
Questo processo è una caratteristica della fisiologia cellulare nota come
fagocitosi (letteralmente “divorazione di cellule”); è un normale processo di
ingestione cellulare e digestione enzimatica di batteri, scorie di tessuti e
altre cellule erratiche.
I virus non sono altro che materiale organico inerte, completamente privo di
qualsiasi caratteristica di vita e che nessuno ha mai visto in azione. Le
fotografie che asseriscono di mostrare i virus in azione sono vere e proprie
frodi: ciò che mostrano in realtà è un ordinario processo fisiologico di
fagocitosi che avviene innumerevoli volte ogni giorno all’interno del corpo.
E’ da ricordare che secondo i testi di virologia e microbiologia i virus
presentano le seguenti caratteristiche, che sono incompatibili con la vita:
1) I virus non possiedono metabolismo. Non possono elaborare il cibo o il
nutrimento e dunque non possiedono strumenti per formare energia. Sono solo un
contenitore, o schema di informazioni, come lo sono i genomi.
2) I virus non possiedono alcun tipo di capacità di movimento. Non hanno un
sistema nervoso, né un apparato sensorio, né un’intelligenza che possa in
qualche modo coordinare movimenti o “invasioni del corpo” di qualsiasi natura.
3) I virus non possono replicarsi: essi dipenderebbero interamente dalla
“riproduzione obbligata”, vale a dire la riproduzione attraverso un organismo
ospite, cosa assolutamente inaudita in ogni altro campo della biologia.
Riproduzione Obbligata
Nelle spiegazioni che i medici forniscono sulle cause delle infezioni virali,
ci viene chiesto di credere alla riproduzione obbligata, in cui un organismo
(la cellula) viene costretto a riprodurre un organismo alieno (il “virus”).
Tuttavia non esiste in natura nessun esempio di esseri viventi che riproducano
qualcosa di non appartenente alla propria specie.
Non dimentichiamo che il rapporto tra le dimensioni del virus e quelle della
cellula è di circa un miliardesimo. La spiegazione offerta dalla teoria virale
delle malattie ci domanda di credere che il virus si inietti all’interno della
cellula e le ordini di riprodurre il virus centinaia di migliaia di volte,
finché la cellula esplode. Ma anche nel momento in cui il virus “si riproduce”
la sua massa complessiva rimane comunque meno di 1/100 dell’uno per cento della
massa della cellula. E’ come dire che se voi vi iniettaste mezzo grammo di una
sostanza, essa potrebbe provocare una tale pressione interna da farvi esplodere!
Solo i microrganismi viventi sono in grado di agire e di riprodursi, e ciò
avviene sotto il diretto controllo del nucleo, genoma o “cervello”. I
cosiddetti “virus” non sono che residui di entità un tempo organicamente
funzionanti, la cui struttura genetica ha con esse la stessa relazione che una
testa ha col corpo; attribuire ai virus una qualsiasi attività è più o meno
come attribuire delle azioni alla testa decapitata di un cadavere!
I virus sono dannosi solo se si accumulano come scorie
Il nostro sangue e i nostri tessuti possono venire saturati da questi materiali
di scarto generati internamente, proprio come avviene con le sostanze
inquinanti ingerite dall’esterno. L’intossicazione si verifica nel momento in
cui queste scorie sovraccaricano il corpo al di là delle sue capacità di
espellerle. E’ vero che i virus provocano malattie, ma solo in quanto scorie
tossiche. In questo senso i “virus” sono sì responsabili di varie patologie, ma
non certo in quanto agenti di contagio. Ricordiamo che batteri, germi e virus
non comunicano tra loro né possono agire di concerto e sono del tutto incapaci
di condurre operazioni congiunte come quelle di un esercito o di un gruppo di
assalitori. Essi sono privi dell’intelligenza e delle risorse richieste per
governare il processo patologico. Solo il corpo è in grado di dare inizio a un
tale processo risanante, poiché il corpo è la sola entità intelligente
unificata in grado di condurre quei processi fisiologici che vengono chiamati
“malattie”.
Evitare le infezioni attraverso una vita sana
Il Boyd’s Medical Textbook afferma che molte persone sane avrebbero in
incubazione il virus senza sviluppare le particolari patologie di cui il virus
dovrebbe essere causa, e che questo influsso debilitante sarebbe in grado di
sopraffare le funzioni protettive del corpo “permettendo ai virus di usurpare
le attività biologiche all’interno della cellula”.
Più specificamente, secondo la teoria medica, affinché un parassita o virus
possa essere patogeno esso deve rispondere a tre criteri:
1) Deve essere biochimicamente attivo, cioè deve possedere una capacità
metabolica per poter condurre un’azione;
2) Dovrebbe poter intossicare o infettare più cellule ospite di quanto il corpo
di un animale o di un uomo sia in grado di proteggere o rigenerare. Ad esempio,
potrete prendervi l’influenza solo se il virus uccide o infetta una porzione
significativa delle vostre cellule polmonari; la poliomelite se il virus
infetta un numero sufficiente delle vostre cellule nervose; o l’epatite se il
virus assume il controllo di una larga porzione delle cellule del vostro fegato
(le infezioni latenti sono invece quelle che coinvolgono una piccola
percentuale delle nostre cellule, com’è il caso della tubercolosi, che molti di
noi hanno senza neppure accorgersi di averla).
3) L’ospite deve essere geneticamente e immunologicamente permissivo. Deve
accettare l’elemento patogeno e non deve esserne “immune”. In altre parole,
deve “lasciar fare”.
Gli esseri umani sono sempre “infetti” di “virus” e batteri, poiché essi sono
presenti nel nostro corpo in qualsiasi momento. Per questo motivo non si può
affermare che essi “invadano” l’ospite. Le malattie non sono infezioni; sono
piuttosto processi di purificazione del corpo e non sono provocate da batteri o
da “virus”.
Né i “virus” né i batteri possono causare la malattia/processo risanante. Il
vero responsabile è lo stile di vita biologicamente scorretto dell’ammalato.
Quando le abitudini debilitanti vengono abbandonate, non vi sarà ulteriore
accumulo di scorie tossiche e il corpo non avrà più bisogno di mettere in moto
i processi di guarigione/malattia. La buona salute ne sarà il naturale
risultato.
I farmaci sono controproducenti
Per uccidere virus e batteri e dare al corpo la possibilità di rimettersi, i
medici credono di dover somministrare dei farmaci. Credono anche che la
medicina sia d’aiuto nella guarigione. I farmaci, in effetti, uccidono i
batteri, ma sono altrettanto dannosi ad ogni altra forma di vita metabolica,
cellule umane incluse.
L’utilizzo di farmaci e di medicine alle erbe ostacola gli sforzi di
detossificazione che il corpo conduce, rappresentando per il sistema una
minaccia addizionale oltre alle sostanze nocive che il corpo va espellendo
attraverso il processo di malattia. Eliminare le nuove sostanze dannose che
vengono ingerite assume la precedenza sull’eliminazione di quelle che stanno
alla base della crisi risanante. La prassi medica di uccidere i germi con
farmaci, antibiotici, antinfiammatori o di sopprimerne l’attività con appositi
sieri è la causa della crescente degenerazione della popolazione e di malattie
iatrogeniche. Le malattie acute sono in grado di auto-limitarsi,
commisuratamente allo sforzo necessario per liberare l’organismo dalle sostanze
dannose. Il lavoro condotto dai batteri-spazzini durante il processo della
malattia è al tempo stesso debilitante e fastidioso per l’ospite, ma è di
vitale necessità per la preservazione della vita e della salute.
Quando il processo di detossificazione è stato completato, i sintomi della
malattia scompaiono e l’organismo torna ad utilizzare le proprie energie per i
compiti ordinari. La forza, allora, torna a fluire nelle estremità. Il corpo,
benché indebolito dallo sforzo reso necessario per contrastare le sue
condizioni di tossicità, riacquista le proprie energie e la vitalità funzionale
e si riprende senza che sia necessario alcun trattamento. Quando la crisi
risanante è stata completata, il recupero ha inizio.
L’illusione del contagio
La gente è stata educata ad essere terrorizzata dai batteri e dai virus e a
credere implicitamente nell’idea del contagio: e cioè che specifiche entità
patogene, aggressive e maligne, siano in grado di passare da un ospite
all’altro. “Contagio”, nella definizione medica, è la trasmissione della
malattia per contatto: una malattia infettiva può essere comunicata per
contatto da una persona che ne è affetta o attraverso un oggetto che essa ha
toccato. Il dizionario a questo proposito parla di “virus o altri agenti
infettivi” o di “qualcosa che funga da tramite per la trasmissione della
malattia con mezzi diretti o indiretti”.
Il “contagio”, tuttavia, è uno dei miti della medicina, poiché le scorie
tossiche non possono essere trasmesse da un corpo all’altro attraverso il
normale contatto. Le malattie contagiose sono un’invenzione, poiché nessuno può
passare ad altri la sua malattia, non più di quanto possa trasmettere la
propria salute. Qualcosa di simile al contagio sembra avvenire quando una
persona in condizioni gravemente tossemiche viene messa a contatto con un’altra
che si trovi in una situazione similare, attivando in questo modo una crisi
risanante.
Ciò che accade in realtà
I batteri o i germi di questi individui vengono stimolati ad agire da quegli
elementi devitalizzati su cui i batteri prosperano. Quando vengono trasferiti
alle membrane mucose o ai tessuti di un’altra persona egualmente tossemica, è
possibile che i batteri inizino immediatamente ad agire come fanno
nell’organismo portatore, se vi è una quantità adeguata di prodotti della
decomposizione su cui le colonie batteriche possano impiantarsi e prosperare.
Ma l’esistenza di un ambiente inquinato è prerequisito affinché tale azione
batterica possa verificarsi.
Un individuo in salute, con un flusso sanguigno incontaminato e relativamente
puro, non avrà quindi alcun motivo di temere le “malattie contagiose”.
Di norma, non è possibile trasmettere ad altri il proprio carico di tossicità,
a meno che esso non venga estratto dal nostro corpo (come accade nelle
donazioni di sangue) e poi iniettato ad un’altra persona (ad esempio con una
trasfusione). In questo caso può verificarsi un contagio medicamente indotto o
malattia iatrogenica, che non ha però nulla a che fare con quelli che si
verificano nell’ambito dei naturali processi biologici della vita. E’ questa la
reale spiegazione di ciò che chiamiamo “contagio”. Il germe attiva, affretta o
sollecita il processo di malattia in coloro che sono già tossemici. Ma per
coloro che non lo sono, il contagio non funziona e non può verificarsi finché
il corpo si mantiene puro, poiché è la contaminazione del sistema che prepara
l’organismo per le “epidemie”, a causa della nostra incapacità di mantenere
fluidi e tessuti corporei puliti e non inquinati.
Le vere cause e i veri fattori del “contagio”
In realtà il cosiddetto “contagio” non esiste, poiché gli unici agenti in grado
di produrre malattie sono le abitudini nocive come l’abuso di alcool, caffè,
sigarette, farmaci, cibi-spazzatura, cibi raffinati, scarsità di riposo,
mancanza di esercizio e di luce solare, ecc.
Sono le abitudini di vita sbagliate che generano le malattie che vediamo
diffuse tra la popolazione. Non c’è nessun “insetto che gira”: è ciò che
facciamo al nostro corpo che distrugge le sue necessità sistemiche.
La “predisposizione” rivisitata
Il concetto di “contagio” è strettamente correlato a quello egualmente erroneo
di “predisposizione”: si crede infatti che un’”epidemia” risulti “contagiosa”
solo se l’individuo vi è “predisposto”. Questa affermazione medica è in realtà
un’ammissione che non sono i germi a provocare le malattie. Se così fosse,
chiunque venisse esposto ad essi si ammalerebbe della stessa malattia.
In realtà una persona “predisposta” è una persona che possiede un alto livello
di tossicità dell’organismo, insieme alla vitalità sufficiente a condurre il
processo di malattia/purificazione. Tali individui possono ammalarsi in
qualsiasi momento, che vengano o no esposti al “contagio”.
Se individui sani riescono a conservare la loro salute anche nel bel mezzo di
“malattie epidemiche”, risulta evidente che la teoria del contagio è sbagliata.
La parte dell’organismo più sovraccarica di tossine è quella in cui si
manifestano per primi i sintomi della malattia, ma l’effetto complessivo è
sistemico, poiché tutti gli organi e le ghiandole del sistema subiscono danni a
differenti livelli.
Quali sono le vere “epidemie”?
Inoltre, le malattie più comunemente diffuse non sono neppure contagiose. Oltre
il 90% degli americani soffre di placche arteriose, ma questa non è considerata
una malattia contagiosa (mentre l’AIDS, che viene considerato epidemico,
interessa solo 1/10.000 della popolazione!!!). L’obesità è forse considerata
contagiosa? Eppure affligge una persona su tre. E la costipazione? Affligge il
90% della nostra popolazione.
E i problemi alla vista, che affliggono due persone su tre, sono forse
considerati contagiosi? Lo stesso si può dire delle patologie dentarie, della
pressione sanguigna anomala, delle emicranie, dei problemi alla schiena, ecc.,
tutte patologie estremamente diffuse. Più di metà degli americani soffre di
problemi cardiovascolari, ma sono forse considerati contagiosi? La malattia più
temuta in assoluto è il cancro. E’ forse contagiosa? L’artrite colpisce più
persone che non l’herpes. E’ forse contagiosa? E che dire dell’asma o dell’acne?
Prendiamo come esempio i raffreddori. Come mai i bambini prendono fino a otto
raffreddori all’anno, mentre i genitori molti di meno? Come mai le persone che
si trovano isolate negli osservatori al Polo Nord o Sud “si prendono” lo stesso
il raffreddore durante la loro permanenza? Come mai negli anni 1965-67 i
laboratori del National Institute of Health di Bethesda, nel Maryland,
condussero sperimentazioni sulle influenze che non mostrarono alcuna prova che
esse fossero dovute a contagio?
Ad alcuni volontari vennero iniettati ogni giorno i presunti “virus”
dell’influenza, prelevati a coloro che ne soffrivano, ma nessuno di essi si
ammalò. Ci furono più casi di influenza nel gruppo di controllo.
Contemporaneamente, subito dopo la tradizionale Festa del Ringraziamento, il
numero di ammalati in entrambi i gruppi ebbe un picco improvviso, come è lecito
aspettarsi quando vengono consumati cibi e bevande eccessive durante una
festività.
Anche le malattie veneree sono considerate contagiose. Ma in realtà i
cosiddetti fattori di contagio (batteri) sono presenti in quanto effetto della
malattia, senza esserne né la causa né il presupposto (il 20% di coloro che
soffrono di malattie veneree non rivelano presenza né del gonococco né degli
spirocheti che dovrebbero provocarla).
La Marina degli Stati Uniti condusse esperimenti in cui si evidenziava che le
cosiddette “persone infette” non potevano infettare chi era definito “in
salute”. In Giappone prostitute “infettate” hanno avuto relazioni sessuali con
molti militari senza che nessuno di essi contraesse la malattia. Allo stesso
modo molti individui presentano “infezioni” nella zona genitale senza mai aver
avuto contatti con nessuno (ad esempio nei casi che riguardano i bambini). Il
concetto di “contagio” è medicamente indimostrato, nonostante le apparenze del
contrario.
Conclusione
Le cosiddette “malattie contagiose” come l’AIDS, le malattie veneree, il piede
dell’atleta, non sono più contagiose di qualsiasi altra malattia. Ma ad alcuni
interessi commerciali è utile che la gente creda che lo siano.
Fondamentalmente, l’accettazione della teoria del contagio presuppone
l’accettazione della teoria dei germi come causa delle malattie: e cioè che
specifici batteri o “virus” possano produrre i sintomi di malattie specifiche.
Questa teoria è stata più volte dimostrata erronea in campo scientifico, e
perfino Pasteur ammise la sua insostenibilità.
Nonostante ciò, la teoria dei germi e la teoria del contagio continuano ad
essere propagandate dal moderno sistema medico, il cui prestigio, i cui
profitti e il cui potere dipendono largamente dalla fiducia in questa assurda
teoria.
In sostanza, la popolazione crede a ciò che l’establishment medico vuole che
creda. La teoria del contagio serve a tenere alta la domanda di farmaci e di
cure mediche e ospedaliere.
Se conducete una vita sana, probabilmente non vi ammalerete mai. Le malattie
sono provocate solo da abitudini di vita improprie. Non dimenticate che solo le
industrie mediche, ospedaliere e farmacologiche sostengono che la salute si
possa recuperare somministrando farmaci velenosi. Questo è probabilmente uno
dei più spaventosi semi delle malattie “contagiose”. In conclusione, se i germi
hanno un qualche ruolo nel provocare malattie, esso non è un ruolo primario, ma
solo secondario, in subordine a quei fattori che abbassano la nostra resistenza
o mettono a rischio la nostra salute. Una vita sana è, in ogni caso, la
migliore assicurazione contro qualsiasi malattia.
Fonte: della parte tradotta da Gianluca Freda http://blogghete.blog.dada.net/
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